N. Carr, Internet ci rende stupidi? Come la Rete sta cambiando il nostro cervello, Cortina, 2010, pp. 7-317

Francesca Marinelli

Professoressa associata di Diritto del lavoro, Università degli Studi di Milano Statale

Pur non trattando di didattica e pur non essendo un libro di recente pubblicazione, il libro di Carr affronta, nondimeno, un tema assai utile per chi insegna: come apprende il cervello.

La domanda che si pone Carr è, nello specifico, la seguente: posto che, come ci ha mostrato McLuhan, i media non sono solo semplici “canali” che veicolano informazioni, ma veri e propri strumenti che modellano il nostro modo di pensare (e, dunque, anche di conoscere), come opera la tecnologia e, in particolare internet, sull’apprendimento? 

In proposito Carr ci dà due notizie: una buona ed una cattiva.

La cattiva notizia è che la rete, pur fornendoci un numero di dati illimitato e pur catturando la nostra attenzione come nessun altro medium ha mai fatto prima, non la veicola in maniera costruttiva verso l’apprendimento e questo perché sottopone il nostro cervello ad una serie di stimoli tale da non permetterci di elaborare le informazioni che pur ci offre.

La buona notizia è che, tuttavia, gli studi pedagogici sembrano unanimi nel ritenere che, se ben congegnate, le presentazioni che attraverso la tecnologia combinano spiegazioni verbali con brani audio e video, ampliando il numero di canali utilizzati dal nostro cervello (e dunque avvicinandosi al modo in cui, di regola, percepiamo la realtà), finiscono per rafforzare e non indebolire l’apprendimento.

Qual è dunque la lezione che Carr ci può insegnare? 

Come discenti, che internet non è in grado da solo di alimentare il processo intellettuale, id est di permetterci di costruire quella mappa di connessioni – nostre e soltanto nostre – che chiamiamo conoscenze; come docenti, che internet è cionondimeno un supporto per l’insegnamento importante anzi, imprescindibile, se vogliamo rendere attuale l’esperienza formativa.

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